EMOZIONI DI UNA DOMENICA PRENATALIZIA
di Don Enzo Di Nunzio

Domenica, 17 dicembre 2006, ore 17:15. Sono in macchina verso San Pietro, per la novena di Natale. Sono un po' arrabbiato con me stesso e un po' scocciato. "Possibile che non so mettere giù quattro idee sul Natale?" mi vado dicendo. "Entro domani sera Filomena aspetta il mio articolo per ‘il muretto’ e io sono ancora a zero!? Ma che ci scrivo? Le solite chiacchiere fritte e rifritte, proprio no! No, no! Se devo ripescare le solite sdolcinature di circostanza, per niente originali, che fanno crescere una barba lunga due metri; se devo confezionare una bella predica moraleggiante, in cui io come prete potrei essere bravissimo, piuttosto domani mattina mando un sms a Michele e gli dico che dell'articolo non se ne parla! Mannaggia a loro, dice che doveva uscire oggi il giornalino e credevo proprio di averla fatta franca! Invece… Ma dai, Enzo, non fare così; quando i ragazzi fanno qualcosa di bello devi dare la tua collaborazione… Ma è proprio così difficile!?".

Ma la mia testa e la mia creatività sono essiccati peggio dei pozzi e delle sorgenti in questi mesi, dopo un ottobre e un novembre primaverili… Niente da fare!...
Intanto sono in chiesa e all'articolo non ci penso più. Dopo la novena, di nuovo in macchina, verso Campobasso. Al cinema Maestoso danno ancora il film Nativity e sono gli ultimi giorni. Non devo perdermelo. Alle 20:15 sono già nella sala 6, seduto in attesa del film. Un pensiero mi ritorna: "E l'articolo?". "Basta, domani se ne parla!": così chiudo il discorso e mi immergo nella visione del film.
Mi trovo anch'io a Gerusalemme, qualche anno prima dell'anno zero. Che forte questo tormentato Erode, con le sue paure e i suoi sospetti verso il Messia! E il giovane Antipa, corrotto, viziato e ambiguo! Che brivido di paura per quelle spade sguainate dei soldati e per le urla disperate delle mamme di Betlem che vedono uccisi i loro bambini! E poi a Nazaret, in Galilea. Che bella, questa Maria! Non ha né corone, né stelle, né angeli, è una ragazza molto "normale", eppure è stupenda! Penso a "Maria, donna feriale" di don Tonino Bello. Una Maria giovanissima alle prese con il lievito da impastare, il formaggio da vendere, le olive da raccogliere, l'asino da abbeverare, la povertà della casa di Gioacchino ed Anna, una gravidanza inaspettata, eppure meravigliosa! E Giuseppe: bellissimo! Altro che la figura stanca e un po' sbiadita del vecchio falegname dei Vangeli apocrifi e di certe tele del 1700! Un giovane Oscar Isaac dallo sguardo pulito, penetrante, estremamente espressivo, tenero, forte, veramente “l’uomo giusto” del Vangelo di Matteo! E l'abbraccio di Maria con Elisabetta, una ragazza e una donna anziana, entrambe future madri, ha una forza e una dolcezza quasi indescrivibili.
Le emozioni si susseguono come ondate, l'una più piacevole dell'altra. E quell'acqua del pozzo del sontuoso palazzo dei Magi in Persia, che riflette tremolando la luce di quella strana stella? Molto, molto suggestivo! Tutto ritmato dalle scene alternate di due viaggi, quello di Maria e Giuseppe da Nazaret verso Betlem e quello dei Magi dall'oriente verso la Palestina.
E di fronte alla scena del presepe mi verrebbe la voglia di inginocchiarmi fra le poltrone del Maestoso in adorazione commossa, come nella più solenne fra le Liturgie. O di entrare piano piano anch'io nel grande schermo e di toccare la delicata manina del bimbo di Betlem, come sta facendo il vecchio pastore. "Il più grande tra i re della terra e il più povero tra gli uomini", come più volte lo chiama il film. Che bello commuoversi di gioia e lasciarsi attraversare dalle emozioni come da piacevolissime scariche di energia vitale!
La bellezza delle scene mi richiama - non so perché - alla mente le prove del musical dei bambini e dei ragazzi, nella tarda mattinata di oggi, a San Pietro in Valle. Il loro canto sulle campane di Natale. Il suo messaggio di speranza. La vitalità esuberante dei volti dei bambini, un po' velata di imbarazzo durante i canti e la recitazione. Il loro modo gioioso e fresco di prepararsi così al Natale. Il loro immergersi in un simpatico paradiso, camuffandosi da angeli spiritosi e creativi. Il loro coinvolgimento, generoso, 'frizzante', spontaneo e talvolta un po' goffo, nelle scene e nel coro. E li ho immaginati adolescenti e giovani. E ho pensato a quanto potranno essere diversi fra alcuni anni. E alla loro vita e alla loro fede. E con trepidazione li ho affidati al Signore.
“Dirottate su Betlemme” questa mattina, “Nativity”, questa sera. Veramente belli. Hanno colorato di emozioni questa mia domenica prenatalizia. E hanno fatto accendere in me una "lampadina" per buttare giù queste mie riflessioni. Niente di eccezionale. Quasi degli appunti presi in fretta su un block-notes.
Sono convinto che le emozioni non bastano per fare Natale. Occorrono anche idee chiare e solide. E anche scelte concrete e comportamenti nuovi, che siano segni forti e incisivi nella monotona, grigia e aggrovigliata vita di ogni giorno. Le emozioni, tuttavia, possono diventare una grossa carica di energia che spinge verso questa novità di vita.
Tutto dipende poi dal posto che assegniamo nella graduatoria della nostra vita e delle cose che riteniamo importanti al piccolo Re di Betlem. "Il più grande tra i re della terra e il più povero tra gli uomini".

Neonato Signore,
piccolo lattante, riscaldato dalle fasce,
addormentato nella mangiatoia,
a te il nostro affetto
e la nostra adorazione
nella festa del tuo Natale.
Tu, l'uomo vero,
che insegni ad ogni uomo
e ad ogni donna
come essere veramente uomini
e trovare così la gioia vera.
Tu la sorgente di speranza,
che volge il nostro sguardo
e i nostri passi
verso un futuro luminoso,
al di là delle nostre paure,
delle nostre incertezze,
delle nostre esitazioni.
Donaci la gioia immensa,
carica di tenero stupore,
di incontrarti, di seguirti, di amarti,
di scommettere ancora
per te e per il gioioso annuncio
che tu ancora osi mettere
sulle nostre povere labbra.
Amen

Uno splendido Natale a tutti!

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