LE ATTIVITÀ SUBACQUEE
di Francesco Accica

L'esplorazione dei fondali marini, sfidando le leggi della gravità e scivolando senza sforzo apparente nella terza dimensione, è un'attività che suscita incomparabili emozioni.
Il bisogno di scendere sott'acqua per cacciare, recuperare oggetti, a scopo di guerra o per semplice svago, nasce con la storia stessa dell'evoluzione umana.
Nessuno sa dire quando ciò sia per la prima volta accaduto: esistono tracce in uno scritto di Erodoto, che narra di un sommozzatore di nome Scyllis assoldato dal re persiano Serse, nel V secolo a.C., per la ricerca di un tesoro sommerso, ma già in un bassorilievo assiro risalente all'885 a.C. compare un uomo che nuota sott'acqua respirando aria da un otre.
Gli storici comunque ritengono, da reperti che possono testimoniarlo indirettamente, che le immersioni erano già largamente praticate oltre 5000 anni a.C., chiaramente con i mezzi che le conoscenze umane consentivano a quei tempi.
La maggior parte delle attività subacquee erano ovviamente finalizzate a scopi militari: Alessandro Magno impiegò dei palombari per rimuovere nel porto di Tiro gli ostacoli sommersi che gli assediati avevano opportunamente collocato per impedire l'accesso alle navi nemiche e fu proprio grazie all'intervento di questi soldati specializzati che la città fu conquistata dopo un lungo assedio nel 332 a.C.
Da quanto narra la leggenda lo stesso Condottiero, protetto da una specie di barile dotato di oblò di vetro, si immerse per osservare l'operato dei suoi uomini e, una volta riemerso raccontò di aver visto fantastiche creature tra le quali un mostro che per sfilargli davanti aveva impiegato tre giorni e tre notti.
Anche le attività di recupero sottomarino conobbero un rapido incremento, particolarmente nei pressi dei principali porti del Mediterraneo, al punto da prevedere un tariffario stabilito dalla legge a seconda del valore del bene ripescato e della profondità raggiunta durante il recupero.
Naturalmente tutte le immersioni erano effettuate in apnea, utilizzando come zavorra delle pietre piatte che fungevano da timoni durante la discesa, e con una cima legata in vita che consentiva agli assistenti di superficie di aiutare il sommozzatore durante la difficile fase della risalita, quando era gravato dal peso delle merci recuperate, che poteva avvenire anche da oltre 30 metri di profondità.
Un'altra attività subacquea che ha origine in tempi lontanissimi, compiuta mediante la sospensione del respiro, è quella dei pescatori di perle del Pacifico e dei cacciatori subacquei polinesiani; molto si è parlato delle loro imprese straordinarie, tuttavia non esistono documenti attendibili che ne descrivano i dettagli.
La prima impresa subacquea descritta con esattezza (quattro immersioni in apnea a profondità tra 45 e 84 metri, zavorrato con una lastra di ardesia di 14 chili) è quella compiuta dal pescatore di spugne greco Gheorghios Haggi Statti che, il 4 agosto del 1913, recuperò la catena dell'ancora della nave militare italiana Regina Margherita situata alla profondità misurata di 77 metri, come annotato sui registri di bordo della Regia Marina.
Nel frattempo l'ingegno umano produceva attrezzature che consentivano di immergersi a maggiori profondità con minore dispendio di energie e più velocemente (le pinne) e soprattutto avendo una buona visione degli ambienti sommersi (gli occhialini e successivamente le attuali maschere).
Ma il problema più pressante era quello di prolungare la permanenza sott'acqua oltre i limiti oggettivi dell'apnea.
È da questa necessità che nacquero nell'ordine i sistemi di respirazione assistiti dalla superficie, come quelli in dotazione ai palombari dove l'aria veniva inviata all'operatore sul fondo mediante un compressore in origine manovrato manualmente da due assistenti dai quali dipendeva la vita del sub, e quelli autonomi come l'autorespiratore ad aria (A.R.A.) che consentiva a ciascun subacqueo di muoversi in relativa libertà con la propria scorta di gas, successivamente modificato e perfezionato dal famoso Comandante Jacques Cousteau (fondatore e primo Presidente della C.M.A.S. Confederazione Mondiale delle Attività Subacquee) con l'ausilio dell'ingegnere Èmile Gagnan.
Contemporaneamente divenne evidente il bisogno di studiare le sollecitazioni sull'organismo dovute all'aumento della pressione ambiente per codificarne le modificazioni ed elaborare le teorie atte a consentire un'immersione sicura; in questo, tra le tante figure che si interessarono al problema, si distinse senz'altro all'inizio del secolo scorso il medico inglese John Scott Haldane, il quale formulò un valido modello matematico che ancora oggi è alla base delle moderne tecniche.
La commercializzazione in ambito civile per cacciare, osservare o fotografare, con l'uso anche da parte di persone del tutto inesperte, di attrezzature nate per scopi militari e lavorativi senza l'indispensabile addestramento al loro uso è all'origine degli incidenti che colpirono e colpiscono ancora (ma sempre più raramente grazie alla diffusione delle conoscenze in materia) molti aspiranti subacquei autodidatti e che hanno contribuito a creare attorno a queste pratiche un'aura di pericolosità e di mistero.
Chi si immerge per sentito dire "con le orecchie che fischiano" (non ha appreso la semplicissima manovra detta compensazione…) rischia la rottura dei timpani o lesioni ben più gravi all'orecchio interno e magari respirando "dalle bombole di ossigeno" (se in superficie respiriamo aria per quale motivo sott'acqua dovremmo cambiare gas?) anche a profondità realmente modeste, non conoscendo le elementari modalità che regolano una corretta risalita, può andare incontro a problemi di gran lunga più seri della famigerata embolia sulla quale tanti giornalisti "ignoranti" si sono dilungati a scrivere.
Concludendo: è il fascino delle profondità a spingere un numero sempre crescente di persone in tutto il mondo alla scoperta delle meraviglie delle immersioni.
Alcuni sport si possono iniziare senza un vero e proprio addestramento formale e imparati dalla pratica per prove ed errori: non è il caso della subacquea.
Affinché questa attività si svolga in totale sicurezza, occorrono corrette conoscenze ed un buon allenamento; la capacità del subacqueo di evitare possibili insidie dipende completamente dall'approfondito esercizio all'uso della propria attrezzatura e dalla sua effettiva conoscenza dell'ambiente marino.
La sicurezza nelle immersioni è un requisito essenziale, ed è soltanto con la frequenza di un corso specifico per il rilascio di un brevetto di sommozzatore sportivo che è possibile acquisire tutte le nozioni indispensabili per una pratica sicura e divertente di questo sport.
Infine, senza un'adeguata e riconosciuta qualifica, nessun serio centro di immersioni al mondo permetterà ad un subacqueo di immergersi.
Un brevetto è dunque anche il lasciapassare per le meraviglie del mondo subacqueo.

Francesco Accica
Istruttore Federale di Immersioni
CONI - FIPSAS - CMAS

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