Un'attesa lunga 24 anni
di Michele Paolucci

Era l'11 luglio 1982, la notte di Italia - Germania, quella magica notte in cui il terzo Mondiale fu vinto dall'Italia. Non avevo ancora compiuto 5 anni, purtroppo non conservo molto… è rimasto solo il vago ricordo di una "corsa pazza" mano nella mano con mia madre, con una bandiera in mano davanti al bar di Coccometto. Non capivo ma intorno c'era il finimondo e tanto bastava; la gente piangeva e si abbracciava, urlava e sventolava le bandiere e anch'io ero felice.
Ho praticamente iniziato a giocare a calcio dopo quella fantastica notte del Bernabeu nel campetto in cemento in villa o nel campo immaginario accanto la scuola elementare. Se giocavi ala volevi essere Bruno Conti… chi faceva gol provava a urlare come Tardelli… chi sceglieva la porta si sentiva Zoff. Poi c'era Paolo Rossi.. lui era qualcosa di più… il suo nome valeva più del passaporto; ogni italiano che andava all'estero si sentiva dire: "Italiani?" "Si." "Ahhh… Paolo Rossi".
Dopo ci sono state tante Nazionali, ciascuna con le sue prerogative e le sue emozioni: quella vecchia e sbiadita del Messico, quella che mi ha fatto piangere perché era troppo bello vincere in casa, quella cervellotica ma quasi vincente di Arrigo e Roby e quelle "simpatiche" ma troppo "pane e salame" di Cesarone e del Trap.
Ci sono voluti 24 anni per rivivere e rinverdire quella gioia immensa ma sbiadita provata la notte di luglio del 1982.
È stato un Mondiale iniziato con uno stato d'animo dimesso, condizionato dagli scandali che il calcio italiano sta vivendo. Solo il campo poteva risollevarci. La squadra c'era, aveva tutto per vincere ma il morale non poteva essere al massimo. C'era il dubbio che alla prima difficoltà la squadra crollasse. Ed invece al primo vero ostacolo, la partita contro la Repubblica Ceca, gli azzurri hanno reagito alla grande. Vittoria e passaggio agli ottavi di finale. Entusiasmo in ascesa.
La soffertissima vittoria contro la meno quotata Australia ha fatto di nuovo calare l'entusiasmo di tutti i tifosi. Ma il traguardo si avvicinava e la voglia di sostenere la squadra, anche se a distanza, era d'obbligo. C'è chi queste emozioni vuole viverle da solo, immerso nella sua sofferenza e, perché no, nelle proprie preghiere. C'è chi invece vuole viverle con gli amici o semplicemente con più gente possibile: ed io ho scelto quest'ultima.
Con gli amici si va tutti in pizzeria a seguire la partita contro l'Ucraina, una vittoria ci porterebbe tra le prime quattro squadre del Mondiale. Ne esce una partita facile e così anche la pizza scende giù dolcemente. Vittoria 3-0 e sospiro di sollievo, fuori si festeggia. Noi, per scaramanzia, non lo facciamo e, felici, torniamo a casa.
Per la semifinale contro la Germania decidiamo di tornare a seguire la partita lì, nella stessa pizzeria, stesse persone, stesso tavolo e stessi posti a sedere della partita precedente… non si sa mai, meglio non cambiare abitudini. E, con sorpresa, ritroviamo agli stessi tavoli le stesse persone di 4 giorni prima, anche loro alle prese con la scaramanzia. La sofferenza è maggiore e la partita è più difficile poichè giocata contro la squadra che ospitava i Mondiali e per di più forte. Passano 90 minuti e il risultato è ancora inchiodato sullo 0-0, ci vogliono i supplementari. Passa il primo, sta quasi per finire il secondo e in tutti noi c'è lo spettro dei rigori, quei rigori che nelle ultime competizioni internazionali ci hanno regalato solo delusioni. Ma questa sofferenza ci è risparmiata da uno splendido gol di Grosso ed un altrettanto bel gol di Alex Del Piero. Siamo in finale!!! Abbiamo battuto i padroni di casa, ora nessuno ci può più fermare, è il pensiero di tutti. Vittoria 2-0 e sospiro di sollievo, fuori si festeggia. Noi, per scaramanzia, non lo facciamo e, felici, torniamo a casa.
Nei giorni seguenti, a Frosolone, così come in tutt'Italia, non si parla d'altro.
Prima della partita gli stessi interrogativi: “Dove seguiamo la partita?” Della serie “non è vero, ma ci credo” la scaramanzia la fa ancora da padrona e allora decidiamo di tornare lì, nella stessa pizzeria, stesse persone, stesso tavolo e stessi posti della semifinale.
Arriva il giorno fatidico della partita, entriamo nella sala gremita più del solito. Inno di Mameli, brividi… Inizia la partita e si mette subito male, rigore trasformato da Zidane. Per fortuna un colpo di testa imperioso di Materazzi fa esplodere la sala e ci rimettiamo in partita. Ne seguono altri 100 minuti di trepidazione e paura con cori e sfottò verso i francesi, intramezzati dalla vergognosa testata di Zidane a Materazzi con la conseguente espulsione del franco-algerino. L'episodio ci dà un po' di fiducia ma ormai manca poco e purtroppo nessun Grosso stavolta ci salva dai rigori. Proprio contro la Francia che già ci aveva punito nel mondiale del 1998.
A quel punto ognuno segue i 10 rigori in modo diverso: c'è chi esce dalla sala, chi chiude gli occhi e segue solo le urla degli amici, chi esegue macumbe quando calciano i transalpini.
Inizia l'Italia e Pirlo realizza; anche loro non sbagliano fin quando non tocca a Trezeguet che, pur spiazzando Buffon, colpisce la traversa. Grande esultanza ma la tensione resta. Siamo in vantaggio, non dobbiamo sbagliare. Ed infatti non lo facciamo. L'ultimo rigore lo calcia Fabio Grosso, portiere da una parte e palla dall'altra… gol!
Tutti abbandonano i loro riti scaramantici ed urlano a squarciagola, abbracci, lacrime, suoni di tromba e sventolii di tricolore. Siamo, finalmente e con orgoglio, CAMPIONI DEL MONDO!!!
La sala si riempie di gente che viene a festeggiare con noi, ci raggiunge anche Antonio Di Pinto, il quale avevo seguito la lotteria dei rigori lontano dalla TV ma abbracciato ad una croce contando le urla provenire dalle case vicine per assicurarsi che al quinto urlo avessimo vinto.
Aspettiamo che Cannavaro e il nostro condottiero Lippi alzino al cielo la Coppa del Mondo e poi finalmente tutti per le strade di Frosolone a festeggiare con le nostre auto e con "We are the champions" a fare da sottofondo.
Nei miei ricordi c'è ancora quella corsa mano nella mano con mia madre ed ora capisco perché allora la gente piangeva, urlava e si abbracciava.
Questo sarà un ricordo nitido per il resto della mia vita, una grande vittoria ed una gioia indescrivibile. E speriamo che chi ha 5 anni adesso non debba aspettare di averne quasi 30 per capire bene perché, in piazza Alessandro Volta il 9 luglio, quelle macchine suonavano e la gente si abbracciava e urlava di gioia.
Vorrei ricordare due frasi del telecronista di Sky che ritengo molto significative per descrivere l'importanza di questa vittoria.
"ABBRACCIAMOCI TUTTI E VOGLIAMOCI TANTO BENE....GUARDATE BENE CHI AVETE DI FIANCO, PERCHE' NON LO SCORDERETE MAI, GUARDATE BENE DOVE SIETE, PERCHE' NON LO SCORDERETE MAI"
"ALZA LA COPPA, CAPITANO, ALZALA IN ALTO PERCHE' E' LA VITTORIA DI TUTTI GLI ITALIANI, PERCHE' STASERA ESSERE ITALIANI E' PIU BELLO"

Ebbene sì, purtroppo c'è voluta una vittoria ai Campionati del Mondo per far nascere o rinascere in noi il valore di nazione unita sotto un'unica bandiera.

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