Tra festa e ricordi
di Filomena Francescone

In occasione della festa che il 13 Agosto vedrà coinvolta la "Classe 1956", abbiamo intervistato alcuni dei diretti interessati per scoprire i loro ricordi e come le cose sono cambiate in questi ultimi tempi. Ci scusiamo con coloro che, per motivi di tempo e spazio, non sono stati contattati. A tutti, comunque, i nostri più cari auguri.

Come ricorda Frosolone durante la sua infanzia? (Giuseppe d'Abate)
Frosolone lo ricordo con i vicoletti del centro storico, dove allora era concentrato quasi tutto il paese, più affollati e pieni di vita, con l'aria più pulita e con poche macchine: per questo anche per le strade noi bambini potevamo giocare più tranquillamente.

Cosa le manca di più del passato? E a cosa oggi, invece, non saprebbe rinunciare? (Vittoria Preziuso)
La cosa che più mi manca è l'amicizia: prima c'era molto più tempo per stare insieme. Semplicemente si parlava, si giocava, si lavorava, ma con uno spirito diverso da quello odierno. I rapporti tra le persone erano differenti: basti pensare ai vicini di casa tra i quali c'era una maggiore solidarietà, gli scambi di ogni genere (alimentari, attrezzi da lavoro,…) erano all'ordine del giorno; sembrava di essere una grande famiglia. Ciò di cui non potrei fare a meno è la tecnologia, in particolar modo del computer che facilita e rende più veloci operazioni che prima dovevano essere svolte a mano con inevitabile perdita di tempo.Ciò l'ho constatato soprattutto nel mio lavoro.Insomma, oggi possiamo apprezzare l'utilità delle cose materiali mentre prima contavano perlopiù aspetti della vita legati al rapporto con gli altri.

Prima c'era più tempo per stare insieme? (Emidio Francescone)
Sì, per il semplice motivo che ci si ritrovava non solo nel tempo libero per giocare, chiacchierare, ma anche per lavorare. Molti di noi erano apprendisti coltellinai e forbiciai, altri ancora lavoravano nei campi e questo era pretesto per trascorrere del tempo insieme. Inoltre nel paese vi erano due istituti superiori (liceo classico ed istituto professionale) ed allora non era molto diffusa la cultura di frequentare scuole di altri paesi, contrariamente ad oggi dove sono molti i ragazzi che si recano a Boiano o ad Isernia. La sera poi ci incontravamo nella solita piazza o al bar: insomma, alcuni, si frequentavano anche per un'intera giornata. Da ricordare sono le varie attività che si svolgevano nelle parrocchie, vero e proprio punto di ritrovo: oltre alle lezioni legate al catechismo ci recavamo lì per giocare (calcio balilla, ping-pong), discutere,… Un ringraziamento particolare lo dobbiamo, e credo che su questo siano tutti d'accordo, a Don Antonio Di Lorenzo, che ci ha insegnato cose che ancora portiamo con noi. Rispetto ad oggi era poi più sentita l'appartenenza all'uno o all'altro quartiere e, a mio ricordo, il nostro (San Pietro) era quello più numeroso e "combattivo".

È contento di come le cose si sono evolute o crede che in qualche aspetto si dovrebbe tornare a qualche anno fa? (Giuseppe D'Abate)
Per alcune cose l'evoluzione ha avuto lati positivi: nell'ambito delle macchine, della tecnologia, della comunicazione sono stati fatti passi da gigante che hanno permesso di raggiungere obiettivi che qualche anno fa erano impensabili e che sicuramente hanno migliorato la vita di ognuno di noi. Per alcuni aspetti preferisco, tuttavia, il passato. Mi riferisco all'ambiente familiare perché eravamo più uniti; in casa non c'erano tutte le distrazioni di oggi e quindi si parlava di più.

Come sono cambiate le persone? (Ernesto Marinaro)
Quando eravamo ragazzini, sia perché c'erano pochi divertimenti semplici e per nulla costosi, sia perché si avevano gli stessi interessi e le stesse passioni, sia perché, abitando nello stesso quartiere, si stava sempre insieme, c'era più armonia, più amore, più solidarietà, più rispetto soprattutto verso i genitori, verso gli adulti (maestro, parroco,…), verso gli anziani. Ci si voleva più bene e ci si aiutava di più a vicenda. Oggi vedo un paese diviso, carico di tensioni, di arroganza, di presunzione, di senso del "disfacimento", di rancori, di cattiveria. Sarebbe opportuno che ognuno stesse al suo posto, che si dedicasse con passione ed impegno a quel poco che riesce a produrre, perché si può essere bravi in tante iniziative, ma comunque si è sempre carenti in qualche settore o aspetto della vita sociale e culturale del paese. E per fare ciò occorre tanta umiltà e saggezza.

Il rapporto genitori-figli è cambiato? In che modo? (Nicolina Amoruso)
Sì, il rapporto tra genitori e figli è cambiato. Prima c'era più rispetto per i propri genitori, i propri cari e tutto ciò che esisteva: si era più legati al concetto di famiglia e difficilmente da essa ci si allontanava. Anche durante le feste religiose si preferiva la famiglia agli amici. Oggi gran parte di questi valori sono andati perduti; i figli sembrano molto più menefreghisti anche riguardo ciò che può essere interessante. Forse perché non hanno stimoli che li invoglino a conoscere ed imparare per poi tramandare ed insegnare, a loro volta, ai propri figli tali valori.

Quali erano i luoghi di ritrovo abituali? Di cosa si parlava maggiormente? (Patrizia Trillo)
I luoghi di ritrovo abituali erano l'unica pasticceria del paese di Michele D'Abate di fronte la "Loggia dei Pezzenti" dove eravamo soliti ascoltare la musica dal juke-box e le case di amici dove, in occasione delle feste, si ballava. Si parlava principalmente dei problemi del periodo come l'innamoramento, le delusioni; molto importante era la lettura e la scrittura ed infatti frequente era lo scambio di libri di autori italiani come Moravia e Vittorini e di filosofi come Marx e Kant. Da non dimenticare poi la politica che ricopriva un ruolo predominante: ci scambiavano idee ed opinioni sui partiti, anche se a quel tempo eravamo quasi tutti di sinistra, si realizzavano giornalini di politica, si partecipava ai collettivi. Ciò che non vedo oggi nei giovani è proprio l'interessamento politico che, invece, ai nostri tempi era particolarmente sentito.

Cosa mangiavate di solito? (Nicolina Amoruso e Pietro Del Busso)
N. - Si mangiavano cose molto più genuine di oggi coltivate direttamente nei propri campi come patate, fagioli, verdura e frutta. Solo nelle ricorrenze regnavano sulle tavole tagliatelle o gnocchi conditi con sugo di pollo.
P. - Sicuramente la carne si mangiava meno rispetto a oggi, ma le colazioni erano molto più "nutrienti" poiché spesso erano a base di polenta. I piatti più comuni erano patate e fagioli e le sagne fatte in casa assieme alla pizza di granturco.

Qual era la festa del paese più sentita? (Giuseppe D'Abate e Pietro Del Busso)
G. - Molto sentite erano le feste religiose come il 15 agosto ma un momento altrettanto importante era legato alle fiere che costituivano un'occasione per stare insieme.
P. - Particolarmente importanti erano le feste religiose; si aveva un'attenzione diversa nei loro confronti rispetto ad oggi, meno legata al consumismo e al protagonismo. Si aveva, infatti, un maggior riguardo per gli aspetti più strettamente religiosi. Per me la festa più sentita era quella del mio quartiere, Sant'Anna, che si festeggia il 26 luglio e a cui, ancora oggi, sono molto legato.

Anche il look è cambiato; cos'era di moda nel vostro periodo? (Pietro Del Busso e Michele Fiani)
P. - Nel nostro periodo andavano di moda i capelli lunghi e i pantaloni alla Celentano.
M. - Negli anni 70, quando era quattordicenne, era l'anti-moda a convincere: libertà di essere quello che si è. Liberi di esagerare nei dettagli con pantaloni a zampa di elefante e zatteroni. Per quanto riguarda i capelli, a dettar moda erano David Bowie e Rod Stewart, artefici del bicolore e del taglio a doppia lunghezza (il mitico "mullett").

Oggi ci sono i computer, i videogiochi, … Prima quali erano i vostri diversivi? (Andrea Paolucci)
Quante cose sono cambiate! Guardandomi intorno mi rendo conto che alcuni di quei giochi che mi hanno accompagnato durante l'infanzia e l'adolescenza sono scomparsi del tutto. I nostri diversivi erano tanti, elencarli tutti è impossibile ma quelli che ricordo con più piacere sono: "sal e uogl" nel quale ci sfidavamo a chi aveva più resistenza, i giochi con il monopattino ed il pallone (famose erano le sfide Santa Maria contro San Pietro). D'inverno, invece, costruivamo delle slitte utilizzando i paraurti delle auto e giù per i campi, per vedere chi arrivava prima. In estate il nostro maggior passatempo era andare alla ricerca dei nidi degli uccellini; amavamo inoltre fare delle grandi scorpacciate di "cievz" (gelsi), di "cerasc" (ciliegie) e "fav" (fave) con buona pace dei proprietari che in alcuni casi non mancavano comunque di sgridarci e rincorrerci.

Che musica ascoltavate e che programmi televisivi guardavate? (Ernesto Marinaro)
Quando avevamo qualche anno di meno la musica, di qualsiasi genere, si ascoltava o attraverso la radio o attraverso i canali televisivi. Mai ho assistito ad un concerto o ad una manifestazione teatrale o musicale dal vivo. Non c'erano i mezzi e la disponibilità. Ascoltavamo con piacere ed interesse soltanto brani musicali sentimentali (come i Pink Floyd) perché erano gli unici che ci permettevano, soprattutto quando andavamo a ballare in qualche casa privata, di "toccare" o "stringere" una donna. Infatti si usava solo il famoso "ballo della mattonella" e ciò richiedeva una musica lenta, soave e dolce. Per quanto riguarda gli spettacoli televisivi essi erano un importante mezzo per rimanere uniti in famiglia e per stare in armonia. Mi permetto di aggiungere solo che la televisione "in bianco e nero" era molto più istruttiva e divertente di quella di oggi.

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