Aiutiamo i giovani
di Charlie

Il titolo può sembrare uno slogan fatto dal clero, invece è una mia provocazione atta a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla gravità dell'argomento.
Quando si parla di giovani spesso si dice che abbiano perso i valori della vita. Stupida frase fatta, senza senso, perché i giovani non hanno potuto godere quello che non hanno mai avuto. Quando si parla di valori ci si riferisce forse ad un modo di agire con coscienza amando e rispettando la famiglia, il prossimo, la natura, la Patria, ecc..
Analizzando bene l'argomento si intuisce che è compito di noi genitori, della scuola, delle istituzioni dover trasmettere tali valori.
Il primo di questi è senza ombra di dubbio quello di dover insegnare ai nostri giovani quanto di più buono, di più sano e umano esista; quindi se ciò non è avvenuto mi sorge un dubbio: ma noi li abbiamo questi valori o siamo stati noi a perderli?
Nel complesso meccanismo di non averli dati o assimilati, un ruolo importante è stato svolto dalla continua evoluzione che ha influito sul benessere, i media…
Dicono che i giovani di oggi siano più intelligenti di come eravamo noi. Vi elenco alcune risposte intelligenti datemi da un ragazzo di 16 anni alle domande:


D. Mi sapresti dire che cos'è e cosa rappresenta l'inno nazionale?
R. Iè la canzon ch' fiann l' iuchetur quann ioca l'Italia.
D. Daresti la vita per la Patria?
R. A che ora? Ma Charlie, t sci fumuat l' stigl d L'ppett? Ch' m' n' frega d la Patria!!
D. Porti rispetto per i tuoi genitori? Gli dai ascolto? R. A mamma n' poc ma a papà no, quill è stup'd!
D. Perché è stupido? Lavora per portare avanti te, la tua famiglia. Dimmi, che cos'è per te la famiglia?
R. La famigliaaaa… sem i, mamma, papà, sor'ma e… boh, ma ch' n sacc i?

Ho voluto un po' ironizzare sull'argomento ma le risposte mettono in luce una triste realtà: i nostri giovani (per fortuna non tutti) sono un po' ignoranti.
Ne conosco alcuni che fanno i duri (l' tuosct) con un bicchiere di birra, una sigaretta in bocca e la camicia sbottonata e che sembra vogliano sfidare il mondo, altri invece fanno a pugni per dimostrare che sono forti, potenti; altri ancora non sono capaci di andare in discoteca se prima non si ubriacano; altri, quando sono in branco fanno i lupi, quando rimangono soli sono come le pecore. Hanno sempre le risposte pronte su tutto anche se insensate; fanno i pappagalli utilizzando espressioni che li identificano nel gruppo (E vai! Mitico! A che ora?).
Penso che in una società come questa i giovani siano vulnerabili di fronte ai pericoli.
I genitori, tra lavorare e "altro", non hanno più molto tempo da dedicare ai figli e intanto loro vanno allo sbaraglio frequentando gente poco affidabile per poi cadere in qualche trappola da cui è difficile uscire.
Aiutiamoli, ma come?
Bisogna insegnare loro a riconoscere i pericoli così da saperli evitare, dare loro meno soldi, meno vizi, ma un po' più d'affetto; parlare con loro di droga, di sesso, senza tabù perché loro devono sapere a cosa vanno incontro. Non è un compito facile; di certo non dobbiamo cadere nell'errore di chi, ad esempio, paga 200 euro le scarpe del figlio solo perché l'amico le ha pagate 160 euro: si potrebbe così mai educare un figlio?
Mi rammarico perché forse ho sbagliato il titolo, dovevo scrivere: AIUTIAMO I GENITORI, O MEGLIO… AIUTIAMOCI.

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