Il fenomeno "gita scolastica"
di Charlie

Siamo nel bel mezzo dell'estate, sembra che il titolo non ci "azzecchi" niente, però le giornate volano e tristemente per qualcuno presto si tornerà a scuola.
Sulla scuola ci sarebbe da scrivere parecchio e non mancheranno occasioni; ora però voglio parlarvi di un vero e proprio fenomeno che la riguarda: la gita scolastica.
La stessa, come istituzione, dovrebbe servire per lo spostamento di una scolaresca allo scopo di studiare un fenomeno, un avvenimento, un'opera, un qualsiasi oggetto di studio, distante dal proprio paese e quindi di poter guardare, toccare con mano l'argomento che forse a di-stanza sarebbe di più difficile comprensione.
Di sicuro la gita per gli scolari è una delle cose più belle che si possa fare durante l'anno scolastico. Ma allora perché questo “fenomeno gita”?
Per spiegarvi meglio l'argomento inizio simulando un dialogo tra padre e figlio:
FIGLIO: Ciao, papà… z' fa la gita, m c' miann?
PADRE: Dipende… quant' z' paga?
FIGLIO: Ma papà, ancora nn sià nient e sub't dic quant' z' paga?
PADRE: P forza! Chi vè mucc'cat da la serpa te' paura pur' d 'na lucertola!
FIGLIO: Z và a la Russia, so 5 iuorn, z paga 400 euro. Ià papà, c' viann tutt quant', ià papà!
PADRE: È proprio impossibile! 400 euro p la gita, 100 euro t l'ià purtà, ma ch' set' miatt?

Allora il figlio si vede un po' in difficoltà e comincia con la madre.
FIGLIO: Ià mà! C' iam tutt quant', pur Tizio e Caio… che figur c facc? Sul ì nn c' vagl! MADRE: Non! Patt ha ditt ca no! Oh, ma l' sold mica l' iam a rubbà!

Per tagliar corto il figlio alla gita ci va e sicuramente la spesa sarà maggiore poiché sorge sempre l'imprevisto che costa 30 o 40 euro in più. Poi prima di partire gli danno la lista di come si svolge il viaggio e, naturalmente, cosa è compreso e cosa non lo è nel costo iniziale, poi che fate?
Vostro figlio va alla gita, come minimo bisogna fargli una ricarica di 20 euro sul telefonino, così da farsi sentire "sempre" durante il viaggio.
Ma la cosa che, personalmente, mi fa più storcere il naso è quando portano a casa il modulo da firmare con il quale il genitore si prende tutta la responsabilità del viaggio e di quant'altro possa accadere al figlio. Ma vi sembra giusto che la scuola (alla Pilato) non si assuma responsabilità, ma le scarica addosso ai genitori? Voi mandereste un ragazzo in gita con un adulto che vi dice: se succede qualcosa non ci conosciamo?!
Altro problema è che fino a quando il figlio non rientra dalla gita a casa non si dorme più, perché le mamme sono ansiose, agitate, perché senza i loro piccoli non riescono a prendere sonno.
Poi, al rientro, che fai? Naturalmente si aspetta il pullman a lu cason. Si fanno le 2 di notte e dici: "Ma quand vienn' chist ca i add'man matina tenga ì a fatià?"
Al mattino seguente si marina la scuola con una bella firma del genitore come giustifica (è stanco!).
Il giorno a pranzo ti raccontano un sacco di stupidaggini, che magari nulla hanno a che vedere con il motivo della gita.
Nel mio piccolo voglio fare un appello agli insegnanti: prima di fare gite all'estero, insegniamo a conoscere un po' più l'Italia, il Paese forse più bello del mondo, il Paese più ambito dai turisti, dai visitatori di tutto il mondo, un Paese ricco di cultura, opere d'arte, di grandi strutture. A che serve conoscere altri mondi quando non si conosce ancora il proprio?
Per una gita scolastica, poi, non si può spendere metà dello stipendio di un operaio medio, bisogna pensarci: quanti genitori fanno i sacrifici per mandare i figli in gita? Forse alcuni docenti mi risponderebbero che la gita è facoltativa, chi non ha le possibilità non ci va, ma non hanno fatto i conti con l'astuzia di questi giovani: ognuno fa credere ai propri genitori che è l'unico a non andarci, a sentirsi a disagio, astuti a tal punto da toccare il cuore dei genitori che per i propri figli farebbero di tutto. Per non parlare poi dei genitori che hanno 2 figli nello stesso istituto che, per mandarli in gita, devono richiedere un mutuo.

Voglio spendere 2 righe anche per i genitori: invece di ingoiare sempre il rospo, bisogna discutere l'argomento riunendosi, valutare l'iniziativa presa (sicuramente in buona fede) dai docenti, e proporre delle alternative, magari un po' più economiche e rassicuranti non dicendo sempre: "C và lu figl di quill!! E che figl'm è cchiù fess?!"

Una domenica ho portato i miei figli a visitare la stazione ferroviaria di Carpinone, una vera perla, bellissima, antica e tutta in pietra. È vero che hanno visitato anche quella di Milano, Bologna, Ancona, ecc., ma quella di Carpinone non è da meno. Non andate lontano, scoprite quante cose belle ci circondano qui vicino.

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