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Siamo nel bel mezzo
dell'estate, sembra che il titolo non ci "azzecchi" niente, però le
giornate volano e tristemente per qualcuno presto si tornerà a scuola.
Sulla scuola ci sarebbe da scrivere parecchio e non mancheranno occasioni;
ora però voglio parlarvi di un vero e proprio fenomeno che la riguarda:
la gita scolastica.
La stessa, come istituzione, dovrebbe servire per lo spostamento di
una scolaresca allo scopo di studiare un fenomeno, un avvenimento, un'opera,
un qualsiasi oggetto di studio, distante dal proprio paese e quindi
di poter guardare, toccare con mano l'argomento che forse a di-stanza
sarebbe di più difficile comprensione.
Di sicuro la gita per gli scolari è una delle cose più belle che si
possa fare durante l'anno scolastico. Ma allora perché questo “fenomeno
gita”?
Per spiegarvi meglio l'argomento inizio simulando un dialogo tra padre
e figlio:
FIGLIO: Ciao, papà… z' fa la gita, m c' miann?
PADRE: Dipende… quant' z' paga?
FIGLIO: Ma papà, ancora nn sià nient e sub't dic quant' z' paga?
PADRE: P forza! Chi vè mucc'cat da la serpa te' paura pur' d 'na
lucertola!
FIGLIO: Z và a la Russia, so 5 iuorn, z paga 400 euro. Ià papà, c'
viann tutt quant', ià papà!
PADRE: È proprio impossibile! 400 euro p la gita, 100 euro t l'ià
purtà, ma ch' set' miatt?
Allora il figlio
si vede un po' in difficoltà e comincia con la madre.
FIGLIO: Ià mà! C' iam tutt quant', pur Tizio e Caio… che figur c
facc? Sul ì nn c' vagl! MADRE: Non! Patt ha ditt ca no! Oh, ma
l' sold mica l' iam a rubbà!
Per tagliar corto
il figlio alla gita ci va e sicuramente la spesa sarà maggiore poiché
sorge sempre l'imprevisto che costa 30 o 40 euro in più. Poi prima di
partire gli danno la lista di come si svolge il viaggio e, naturalmente,
cosa è compreso e cosa non lo è nel costo iniziale, poi che fate?
Vostro figlio
va alla gita, come minimo bisogna fargli una ricarica di 20 euro sul
telefonino, così da farsi sentire "sempre" durante il viaggio.
Ma la cosa che, personalmente, mi fa più storcere il naso è quando portano
a casa il modulo da firmare con il quale il genitore si prende tutta
la responsabilità del viaggio e di quant'altro possa accadere al figlio.
Ma vi sembra giusto che la scuola (alla Pilato) non si assuma responsabilità,
ma le scarica addosso ai genitori? Voi mandereste un ragazzo in gita
con un adulto che vi dice: se succede qualcosa non ci conosciamo?!
Altro problema è che fino a quando il figlio non rientra dalla gita
a casa non si dorme più, perché le mamme sono ansiose, agitate, perché
senza i loro piccoli non riescono a prendere sonno.
Poi, al rientro, che fai? Naturalmente si aspetta il pullman a lu
cason. Si fanno le 2 di notte e dici: "Ma quand vienn' chist
ca i add'man matina tenga ì a fatià?"
Al mattino seguente si marina la scuola con una bella firma del genitore
come giustifica (è stanco!).
Il giorno a pranzo ti raccontano un sacco di stupidaggini, che magari
nulla hanno a che vedere con il motivo della gita.
Nel mio piccolo voglio fare un appello agli insegnanti: prima di fare
gite all'estero, insegniamo a conoscere un po' più l'Italia, il Paese
forse più bello del mondo, il Paese più ambito dai turisti, dai visitatori
di tutto il mondo, un Paese ricco di cultura, opere d'arte, di grandi
strutture. A che serve conoscere altri mondi quando non si conosce ancora
il proprio?
Per una gita scolastica, poi, non si può spendere metà dello stipendio
di un operaio medio, bisogna pensarci: quanti genitori fanno i sacrifici
per mandare i figli in gita? Forse alcuni docenti mi risponderebbero
che la gita è facoltativa, chi non ha le possibilità non ci va, ma non
hanno fatto i conti con l'astuzia di questi giovani: ognuno fa credere
ai propri genitori che è l'unico a non andarci, a sentirsi a disagio,
astuti a tal punto da toccare il cuore dei genitori che per i propri
figli farebbero di tutto. Per non parlare poi dei genitori che hanno
2 figli nello stesso istituto che, per mandarli in gita, devono richiedere
un mutuo.
Voglio spendere
2 righe anche per i genitori: invece di ingoiare sempre il rospo, bisogna
discutere l'argomento riunendosi, valutare l'iniziativa presa (sicuramente
in buona fede) dai docenti, e proporre delle alternative, magari un
po' più economiche e rassicuranti non dicendo sempre: "C và lu figl
di quill!! E che figl'm è cchiù fess?!"
Una domenica ho
portato i miei figli a visitare la stazione ferroviaria di Carpinone,
una vera perla, bellissima, antica e tutta in pietra. È vero che hanno
visitato anche quella di Milano, Bologna, Ancona, ecc., ma quella di
Carpinone non è da meno. Non andate lontano, scoprite quante cose belle
ci circondano qui vicino.
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