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Questo articolo
è nato da un riassunto, su uno scambio di opinioni tra me e Fiorin,
circa il casotto costruito nei pressi della Chiesa di Sant'Egidio. Tale
"opera", destinata a bagni pubblici, è a dir poco fantasmagorica, realizzata
in cemento armato, tetto rivestito di tegole, travertino sotto le finestre,
zoccolatura esterna rivestita all'80% di cemento e il 20% di pietra.
Altra "opera" di notevole valore sono i barbecue ed i tavoli realizzati
sotto la pineta ad esso adiacenti. L'opera non è stata ancora completata
ma presto vedremo i "risultati".
Discutendo con Fiorin di queste opere siamo arrivati ad un'unica ed
unanime conclusione:
"Ma perché non state fermi?"
"Ma p'cchè n' v' stet ferm?"
Ho provato a calarmi nei panni della persona che ha proposto di fare
quei bagni ma non riesco a trovare un motivo logico per la loro realizzazione,
per il loro beneficio e contributo.
A cosa servono i bagni a Sant'Egidio? Chi va a pulirli? Dove vengono
scaricati i liquami? A chi chiedere le chiavi all'occorrenza?
Penso che quei bagni non potranno essere utilizzati nemmeno dalla coppietta
di turno, perché, dopo una settimana dalla loro "inaugurazione", non
ci si potrà
più entrare. Ma se proprio non siete capaci di stare fermi, perché non
costruire i loculi al cimitero, che scarseggiano?
Ci sarebbero tante altre cose da fare o da riparare, sicuramente molto
più utili e senza creare un danno ambientale così notevole. Ma pensate
veramente che quella volta ogni tanto che si celebra la Santa Messa,
qualche distinta signora, possa usufruire di quei bagni?
Mettiamo il caso che la mia ignoranza trovi in loro una ragione di esistenza,
allora perché non mettere i bagni ecologici come quelli che si trovano
dappertutto con costo messa in opera zero euro e solo con una modica
spesa mensile per il mantenimento? Vengono impiegati proprio per la
loro praticità, solo nei periodi in cui servono realmente e quando vengono
dismessi, di loro non rimane traccia (e non inquinano).
Credo che quando si amministrano i soldi pubblici ma soprattutto il
suolo pubblico, bisogna prendersi la responsabilità nel creare un qualcosa
che i nostri figli possano apprezzare.
In alternativa quei bagni si sarebbero potuti costruire con materiale
diverso, forse non in legno perché non fa parte della nostra cultura
urbanistica, ma sicuramente in pietra ed il tetto con vecchi coppi o
addirittura con le "lisce", materiale che in loco abbonda.
Sono molto più belle le baracche di Sciasc che gli attuali bagni.
Sono da apprezzare, invece, i lavori di ristrutturazione apportati alla
Chiesa di Sant'Egidio ma soprattutto i lavori dell'area ad essa adiacente.
Lavori di certo opinabili ma realizzati, secondo il mio modesto parere,
con passione, cura dei dettagli e maestria. Per questo va un ringraziamento
a Giovanni Palumbo che ha realizzato i lavori, a Padre Luciano e a tutti
coloro che hanno partecipato e contribuito a fare di quella zona un
fiore all'occhiello di Frosolone.
Voglio spendere due parole su un vecchio abitante di Sant'Egidio. I
meno giovani sicuramente lo ricorderanno: Filippone. Era un eremita,
un uomo alto e magro e indossava sempre un mantello nero ed un grosso
cappello nero. Girava con una scatola in legno con dentro la figura
di Sant'Egidio. Non nascondo che a noi bambini, all'epoca, faceva un
po' paura, ma era tanto buono. Un tipo un po' misterioso: scendeva dalla
montagna e quando incontrava qualcuno apriva il mantello, tirava fuori
dalla scatola la figura del Santo e la gente, un po' per devozione e
un po' per tradizione, baciava il Santo e gli si donava una monetina
e lui, sempre serio… ringraziava e ripartiva.
La domanda nasce spontanea: dove andava al bagno Filippone?
Ciao uegliù!
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