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Ho avuto modo,
ultimamente, di affrontare una serie di letture sul mercato librario
(produzione, consumo, distribuzione dei libri, ecc.) in Italia.
È, probabilmente, opinione diffusa che gli italiani leggono sempre meno,
perché, in più di un'occasione, editori e addetti del settore librario
non hanno mancato di sottolineare l'importanza e la necessità di incentivare
la lettura. In realtà la situazione è più complessa perché, a ben vedere,
il numero di lettori negli ultimi anni è aumentato. Allora perché si
parla di un settore in crisi? Il motivo è che, se è vero che si è registrata
una crescita generale della lettura, è altrettanto vero che i dati italiani
non sono positivi, anzi l'Italia si colloca agli ultimi posti in Europa.
Per quanto riguarda la produzione libraria, negli ultimi anni si è assistito
ad un generale incremento dei titoli pubblicati, in particolare per
i cosiddetti titoli di varie, cioè narrativa, saggistica, manualistica,
libri professionali, arte e illustrati ecc. per adulti e giovani, esclusi
i testi scolastici. Una tendenza inversa, invece, si è registrata per
la tiratura (numero di copie stampate), che è andata diminuendo. Questa
flessione si spiega col dato sulle ristampe: mentre, infatti, le prime
edizioni e le edizioni successive sono aumentate, il numero delle ristampe
è notevolmente diminuito.
Un dato interessante per effettuare un confronto con i Paesi europei
è l'indicatore dei titoli per 1000 abitanti. In una graduatoria dei
maggiori Paesi dell'Unione Europea, l'Italia registra valori di tale
indicatore ben più bassi degli altri (ad eccezione della Francia che
ha un indicatore simile a quello italiano), posizionandosi davanti soltanto
al Portogallo e alla Grecia.
Per quanto riguarda la lettura, anche in questo caso si è registrata
una crescita del numero dei lettori; più precisamente dal 2000 al 2004
(gli ultimi dati definitivi disponibili sono relativi al 2004, quelli
del 2005 sono solo provvisori) si è avuta una crescita dei lettori del
10,5%.
Se si fa riferimento alla suddivisione dei lettori per numero di libri
letti, quasi la metà è costituita dai cosiddetti lettori deboli, cioè
quelli che dichiarano di leggere da uno a tre libri l'anno. Questa categoria
ha registrato una crescita negli ultimi anni, così come le altre due
categorie dei lettori medi (che leggono da quattro a undici libri l'anno)
e dei lettori forti (che leggono dodici o più libri l'anno).
Relativamente alla distinzione fra i sessi, la lettura sembra essere
un'attività soprattutto femminile; per quanto riguarda, invece, le differenze
geografiche e territoriali il nord, con una media del 48-50%, legge
molto di più del sud e delle isole, 29-32%. Le differenze sono ancora
più marcate se si guarda alle regioni: legge il 53% in Trentino Alto
Adige, appena il 28% in Sicilia e in Puglia.
Le percentuali relative al numero di lettori nella popolazione infantile
sono migliori rispetto a quelle degli adulti, e tuttavia, le differenze
di genere e geografiche sono più preoccupanti in questo caso: al nord
legge il 61-64% dei bambini, al sud solo il 30%.
Per quanto riguarda, invece, la distribuzione, i canali preferiti restano
quelli tradizionali e tra questi la libreria è prevalente rispetto a
edicole, grande distribuzione, fiere, ecc. Un'attenzione particolare
merita Internet, la vendita on-line, infatti, è notevolmente cresciuta
negli ultimi anni. Bisogna dire, infine, che le spese degli italiani
per i libri sono, in generale, costanti.
In conclusione, l'andamento del mercato librario potrebbe considerarsi
tutto sommato positivo, eppure la situazione non è poi così incoraggiante;
in Italia si legge ma si legge poco: appena 1 italiano su 2 legge almeno
un libro l'anno.
I motivi che determinano un consumo così contenuto dei libri possono
essere diversi: l'innovazione tecnologica e la disponibilità di nuovi
strumenti per comunicare determinano la parziale dismissione delle pratiche
di scrittura e lettura; l'espansione di altri media e l'ascesa di Internet,
in particolare, esercitano una nuova pressione sui lettori ed un cambiamento
delle loro abitudini e dei loro stili di vita; la pirateria editoriale
è in continua crescita, sia per quanto riguarda la fotocopiatura abusiva
che la digitalizzazione di opere editoriali. Secondo alcune stime il
fenomeno delle fotocopie abusive ha sottratto al mondo editoriale (autori,
traduttori, editori, tipografie, librerie) circa 335-340 milioni di
euro nel 2004. I valori stimati per la pirateria digitale nello stesso
anno sono 50-52 milioni di euro.
Di fronte a questa situazione, quello che gli editori chiedono è un
maggiore sostegno da parte dello Stato per lo sviluppo della lettura,
così da aumentare il numero di libri vendibili e creare un mercato più
competitivo. Questa maggiore concorrenza potrebbe determinare l'aumento
della qualità dell'offerta e la diminuzione del prezzo, con effetti
evidentemente positivi soprattutto per la domanda di libri.
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