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Il
genere di giornali più venduto al mondo è quello che pubblica pettegolezzi
sugli amori, tradimenti e vita privata di vip, uomini politici, manager,
calciatori… Miniera d'oro per giornalisti e paparazzi che vanno in giro
come falchi per accaparrarsi lo scoop dell'anno. Business enorme per
gli editori; alcuni posseggono diverse testate (Gente, Chi, Donna Moderna,
Vera, Di più, Anna…) anche se gli argomenti sono sempre gli stessi.
Quotidianamente poi ci sono le rubriche televisive che ci tengono informati
sulla vita mondana dei nostri attori, calciatori, cantanti…
Per non parlare delle soap-opera che vanno in onda da decenni e trattano
solo ed esclusivamente dell'argomento "amori e tradimenti".
Dulcis in fundo ci sono i pettegolezzi locali, belli "ruspanti": basta
uscire di casa che arrivano puntuali con il consueto dire: “ma che
munn” (che brutta epoca).
Non è facile comprendere cosa ci trovino le persone di così affascinante
nel gossip, (nei cavoli degli altri), ma non è questo ciò di cui voglio
parlarvi, bensì di un antico proverbio locale che diceva: munn ieva
e munn iè, che, se tradotto bene, significa che passa il tempo,
cambiano i protagonisti, ma il malcostume non cambia mai…
Si ritiene che il matrimonio nella nostra società debba fondarsi sull'amore,
ma analizzando bene il comportamento delle coppie di oggi, la realtà
di un popolo evoluto e moderno, osserviamo che non è così.
Proviamo allora a tornare indietro nei secoli per vedere come era ad
esempio nel V secolo a.C. la vita matrimoniale. In Grecia, patria di
tutte le civiltà, gli uomini la pensavano diversamente sul matrimonio.
La moglie la si "sceglieva" robusta, in salute, "serviva" soprattutto
per crescere bene i figli, per pulire la casa; doveva cucinare per gli
uomini (non potendo essa prendere parte ai banchetti maschili) e svolgere
tutte le funzioni di una buona domestica. E se con atteggiamenti modesti
era rispettosa verso il marito, poteva crearsi un legame affettuoso
e garantirsi una vecchiaia da buoni amici. È pur vero che la vita di
una moglie greca si svolgeva quasi del tutto nel gineceo, locale di
casa ad essa riservata (e a tutte le donne della famiglia). Era reclusa
tra le pareti domestiche, usciva solo per necessità o per cerimonie
religiose. Sembrerà strano ma nel cercare queste informazioni ho notato
che erano più libere le mogli dei poveri, poiché avevano molte più ragioni
ed esigenze per uscire di casa, al contrario delle mogli dei ricchi
che erano segregate in casa perché alle loro commissioni pensavano gli
schiavi. Nonostante tutte le restrizioni e "accortezze" si trovava sempre
il modo per evadere e "soddisfare" le proprie voglie…
L'amore era un sentimento che esisteva raramente tra le pareti domestiche,
veniva cercato fuori di casa, magari tra le braccia di un'etèra ("compagna").
L'etèra era una sorte di amante, di una seconda moglie, concubina, che,
disinibita, poteva uscire e vestirsi come voleva, partecipando ai banchetti
maschili. Alcune erano colte ed istruite, altre benestanti; anche se
non si sa molto su di loro, è vero che la maggior parte di esse venivano
sfruttate e, come un fiore, quando appassivano venivano abbandonate
in miseria.
Cito la storia, forse dell'etèra più famosa di allora: Aspasia, una
donna colta, istruita, bella e forestiera che arrivò ad Atene e vi si
stabilì da giovanissima. Pericle, un importante e noto uomo politico
dell'epoca, se ne innamorò lasciando la moglie legittima e suscitando
scalpore e scandalo. La morale di allora non considerava scandaloso
avere una concubina, purché non la si trattasse come una moglie. Ma
quello che faceva più notizia è che Pericle la baciava sulla porta di
casa, la portava con sè nelle manifestazioni pubbliche e politiche facendosi
consigliare da essa anche nelle decisioni più importanti. Con la morte
di Pericle divenne l'amante di un ricco ma volgare mercante di pecore.
Adesso ci spostiamo in un'altra civiltà ma sempre della stessa epoca
per vedere il comportamento della donna etrusca. Agli occhi degli altri
popoli erano viste come delle poco di buono. Erano donne disinibite,
uscivano quando volevano, mangiavano con gli uomini. Nelle serate di
festa ballavano, bevevano e si divertivano con tutti. Vestivano per
l'epoca un po' osé e curavano il loro look in modo particolare. Insomma
delle vere donnacce per gli altri popoli. Invece è il caso di dire che
l'abito non fa il monaco: dietro il loro modo di fare e di apparire
si nascondevano delle brave mamme e mogli. Voglio concludere con un
vecchio proverbio che la dice lunga sull'intero argomento: Vigna
‘eva e vigna iè.
Ciao
uegliù N.B.
Per
i maschietti: ho notato che anche se sembra che siano state sempre dietro
le quinte sono state, in realtà, sempre le vere protagoniste.
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