LA STORIA CI INSEGNA
di Charlie

Il genere di giornali più venduto al mondo è quello che pubblica pettegolezzi sugli amori, tradimenti e vita privata di vip, uomini politici, manager, calciatori… Miniera d'oro per giornalisti e paparazzi che vanno in giro come falchi per accaparrarsi lo scoop dell'anno. Business enorme per gli editori; alcuni posseggono diverse testate (Gente, Chi, Donna Moderna, Vera, Di più, Anna…) anche se gli argomenti sono sempre gli stessi.
Quotidianamente poi ci sono le rubriche televisive che ci tengono informati sulla vita mondana dei nostri attori, calciatori, cantanti…
Per non parlare delle soap-opera che vanno in onda da decenni e trattano solo ed esclusivamente dell'argomento "amori e tradimenti".
Dulcis in fundo ci sono i pettegolezzi locali, belli "ruspanti": basta uscire di casa che arrivano puntuali con il consueto dire: “ma che munn” (che brutta epoca).
Non è facile comprendere cosa ci trovino le persone di così affascinante nel gossip, (nei cavoli degli altri), ma non è questo ciò di cui voglio parlarvi, bensì di un antico proverbio locale che diceva: munn ieva e munn iè, che, se tradotto bene, significa che passa il tempo, cambiano i protagonisti, ma il malcostume non cambia mai…
Si ritiene che il matrimonio nella nostra società debba fondarsi sull'amore, ma analizzando bene il comportamento delle coppie di oggi, la realtà di un popolo evoluto e moderno, osserviamo che non è così.
Proviamo allora a tornare indietro nei secoli per vedere come era ad esempio nel V secolo a.C. la vita matrimoniale. In Grecia, patria di tutte le civiltà, gli uomini la pensavano diversamente sul matrimonio. La moglie la si "sceglieva" robusta, in salute, "serviva" soprattutto per crescere bene i figli, per pulire la casa; doveva cucinare per gli uomini (non potendo essa prendere parte ai banchetti maschili) e svolgere tutte le funzioni di una buona domestica. E se con atteggiamenti modesti era rispettosa verso il marito, poteva crearsi un legame affettuoso e garantirsi una vecchiaia da buoni amici. È pur vero che la vita di una moglie greca si svolgeva quasi del tutto nel gineceo, locale di casa ad essa riservata (e a tutte le donne della famiglia). Era reclusa tra le pareti domestiche, usciva solo per necessità o per cerimonie religiose. Sembrerà strano ma nel cercare queste informazioni ho notato che erano più libere le mogli dei poveri, poiché avevano molte più ragioni ed esigenze per uscire di casa, al contrario delle mogli dei ricchi che erano segregate in casa perché alle loro commissioni pensavano gli schiavi. Nonostante tutte le restrizioni e "accortezze" si trovava sempre il modo per evadere e "soddisfare" le proprie voglie…
L'amore era un sentimento che esisteva raramente tra le pareti domestiche, veniva cercato fuori di casa, magari tra le braccia di un'etèra ("compagna"). L'etèra era una sorte di amante, di una seconda moglie, concubina, che, disinibita, poteva uscire e vestirsi come voleva, partecipando ai banchetti maschili. Alcune erano colte ed istruite, altre benestanti; anche se non si sa molto su di loro, è vero che la maggior parte di esse venivano sfruttate e, come un fiore, quando appassivano venivano abbandonate in miseria.
Cito la storia, forse dell'etèra più famosa di allora: Aspasia, una donna colta, istruita, bella e forestiera che arrivò ad Atene e vi si stabilì da giovanissima. Pericle, un importante e noto uomo politico dell'epoca, se ne innamorò lasciando la moglie legittima e suscitando scalpore e scandalo. La morale di allora non considerava scandaloso avere una concubina, purché non la si trattasse come una moglie. Ma quello che faceva più notizia è che Pericle la baciava sulla porta di casa, la portava con sè nelle manifestazioni pubbliche e politiche facendosi consigliare da essa anche nelle decisioni più importanti. Con la morte di Pericle divenne l'amante di un ricco ma volgare mercante di pecore.
Adesso ci spostiamo in un'altra civiltà ma sempre della stessa epoca per vedere il comportamento della donna etrusca. Agli occhi degli altri popoli erano viste come delle poco di buono. Erano donne disinibite, uscivano quando volevano, mangiavano con gli uomini. Nelle serate di festa ballavano, bevevano e si divertivano con tutti. Vestivano per l'epoca un po' osé e curavano il loro look in modo particolare. Insomma delle vere donnacce per gli altri popoli. Invece è il caso di dire che l'abito non fa il monaco: dietro il loro modo di fare e di apparire si nascondevano delle brave mamme e mogli. Voglio concludere con un vecchio proverbio che la dice lunga sull'intero argomento: Vigna ‘eva e vigna iè.

Ciao uegliù N.B.

Per i maschietti: ho notato che anche se sembra che siano state sempre dietro le quinte sono state, in realtà, sempre le vere protagoniste.

torna indietro
home