La banda di Frosolone
di Filomena e Michele

Ogni anno, in occasione delle feste religiosi più importanti, il nostro paese è allietato da una banda musicale che, dalle prime ore del mattino percorre a suon di musica le strade del paese per poi arrivare a sera con un concerto in piazza. La banda a Frosolone è sempre stato motivo di disputa: criticata dai giovani che la ritengono una spesa inutile ed elogiata e fortemente voluta da quelli meno giovani che apprezzano quel tipo di musica e che la ritengono ormai una tradizione.
Forse non tutti sanno che, in passato, anche Frosolone aveva una propria banda. Fu costituita, presumibilmente, all’inizio del Novecento ed era composta quasi esclusivamente dagli artigiani locali dediti alla lavorazione dei coltelli e delle forbici; ma vi erano anche altri artigiani, come ad esempio calzolai (tra cui Peppe Castelli), barbieri e qualche fabbro.
Era una banda molto numerosa, composta da circa 35-40 elementi e non tutti di Frosolone; vi erano infatti una quindicina di persone provenienti dalle vicine Sant'Elena Sannita e Civitanova ed uno perfino da Roccamandolfi (suonava il trombone ed è ricordato soprattutto per la sua celerità nel bere i bicchieri di vino).
Il maestro che animava tutti e che quindi innescò in tutti l'amore per la musica fu, in primo luogo, il signor Michelangelo La Fratta il quale poi passò la mano al figlio Luigi. Anche loro erano artigiani e più precisamente dei barbieri.
Vivere con l'amore della musica aiutava a vivere meglio in tutti i sensi, dando anche un aiuto economico che di certo non guastava in quegli anni pieni di stenti e miseria.
Di solito si riunivano per "concertare" in una casa ormai diroccata in via Fragranza, in pratica la continuazione di Via Assalonne, vicino Largo Vittoria. Si riunivano anche più volte a settimana, ma a partecipare a queste "prove di accordo" erano soltanto i musicisti di Frosolone, per ovvi problemi logistici. Quando invece anche i musicisti che non erano di Frosolone si univano al resto della banda per provare i pezzi si ritrovavano nello spiazzale di fronte la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Il loro cavallo di battaglia, in quanto molti ricordano che provavano sempre e solo quello, era "La Cavalleria Rusticana" di Mascagni.
La banda era spesso chiamata dalle comunità dei paesi limitrofi per suonare durante le feste religiose e il loro compenso era di solito di circa 10 lire per persona. Avevano discreto successo soprattutto a Casalciprano dove suonavano molto spesso.
Alcune volte, al momento della stipulazione del contratto, i paesi che richiedevano la banda "pretendevano" un numero maggiore di componenti (poiché una banda numerosa equivaleva a dare maggior importanza alla festa) rispetto ai 35-40 elementi che costituivano la banda. Senza perdersi d'animo e soprattutto perché non si poteva rinunciare ai guadagni derivanti dalla partecipazione ad una festa, si dava il consenso alla commissione della festa del paese e si aggiungevano persone all'organico base. Il più delle volte queste persone aggiunte non sapevano suonare alcuno strumento e così gli si dava un clarino, una tromba o un qualsiasi altro strumento a fiato con il tubo opportunamente otturato in modo che facessero solo finta di suonare.
La banda non suonava soltanto durante le feste religiose, poichè a volte era chiamata a suonare anche durante i funerali di persone importanti; guadagnare soldi extra non guastava mai.
Di solito, quando si suonava negli altri paesi, ogni elemento della banda veniva ospitato per pranzo da una famiglia del posto e non si perdeva di certo occasione per rifocillarsi; a volte, però, capitava che si doveva provvedere da soli per il pranzo e quindi il compenso aumentava.
Numerosi sono i veri e propri "personaggi" che ne facevano parte. Si ricorda 'Nduccio, che suonava il tamburo, ma che era anche un ottimo cuoco. Divertente un episodio che lo riguarda quando, a Casalciprano, in una delle occasioni in cui la banda ha dovuto provvedere da sola al pranzo, una volta serviti i succosi piatti agli altri musicisti e lasciata la parte più abbondante per sé stesso, abbia trovato una pantegana sul fondo della pentola mandando in fumo i suoi progetti di mangiare un bel piatto di pastasciutta.
La banda di Frosolone, dopo un'inevitabile sosta dovuta alla Seconda Guerra Mondiale, restò attiva fino agli inizi degli anni Cinquanta.
Altri componenti della banda che si ricordano, oltre a Peppe Castelli e 'Nduccio, sono Donato Garzia (divertente un episodio quando ad Acquevive, "prendendo in prestito" delle uova dalle case e nascondendole sotto la giacca, un caloroso abbraccio di un amico gli rovinò il sogno di farsi una bella frittata una volta tornato a casa) e Geremia Paolucci, che suonava il clarino.

Per la realizzazione di questo articolo ringraziamo Ernesto Marinaro, Felice e Liberato Paolucci per le informazioniche ci hanno fornito.

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