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Più che vivere,
corriamo. Da che siamo nati, ci siamo messi a correre e non ci siamo
più fermati. Nessun'altra generazione ha mai visto tanti cambiamenti
radicali del paese come la nostra - tanti eventi e tanti progressi concentrati
in così breve tempo - nessun'altra generazione ha mai visto rotolare
la storia paesana così in fretta, nessun'altra generazione ha mai corso
così veloce e si è allontanata così tanto dal proprio punto di partenza.
E quando ci si volta indietro si stenta a intravederlo, ritrovarlo,
riconoscerlo. Per fortuna ci sono le fotografie a testimoniare questi
mutamenti e a far ripercorrere e fissare nella memoria le immagini di
ricordi che ognuno di noi porta caramente nel proprio cuore.
Le fotografie sono immagini che parlano e narrano di gente di Frosolone,
la maggior parte nata negli anni a cavallo della guerra e che quando
si rivede in una foto del passato, viene colta spesso da un legittimo
dubbio: sta vedendo un fatto che fa parte dei suoi ricordi personali,
un fatto che ha realmente vissuto o piuttosto sta vedendo qualcosa che
ha già visto in un film o visto impresso su qualche pagina di libro?
Il fatto è che la generazione di frosolonesi che ha 50, 60 anni e oltre,
è come se ne avesse 100, per quante cose sono successe nel corso della
sua vita: non solo conflitti, esodi, cadute di dittature (ricordate
la scritta Franco boia sui muri del ginnasio, era il 1975), regimi (tutte
le scritte fasciste che fino a 30-40 anni fa tappezzavano i muri delle
nostre case), ma anche progressi tecnologici, strabilianti invenzioni,
sconvolgimenti ecologici, cambiamenti di vita, di abitudini, di morale,
di costume.
In un certo senso alcuni dei 50-60enni, essendo stati testimoni di un
incredibile concentrato di eventi soprattutto negli ultimi 40 anni,
sono molto più vecchi di quanto non lo fossero i nonni alla loro età.
È un fenomeno dovuto all'accelerazione storica che peraltro non è stata
accompagnata da un'adeguata accelerazione fisiologica; cosicché ci vien
fatto di dubitare che tanta intensità e concentrato di eventi possa
stare tutta dentro una sola vita e succede che alcuni fatti sembrano
più lontani di quanto non lo siano stati nella realtà, se non addirittura
estranei (la tradizione della mietitura del grano a mano e della conseguente
"tresca" sull'aia
della selva è roba di 25-30 anni fa, ma sembra appartenere a una storia
lontanissima, come se fosse dei tempi degli antichi sanniti).
La generazione che rivive nelle vecchie fotografie è davvero speciale,
diversa da tutte le altre, perché solo alla sua gente capita di volare
in jet dopo aver viaggiato da giovani magari su un carretto trainato
da un cavallo o da un asino.
È una generazione speciale che può testimoniare il vecchio e insieme
il nuovo, il quasi futuro, l'antiquariato e il modernariato del vivere:
i geloni e il by pass, le pulci e la saponetta Camay, la lanterna magica
e la tivù, la moscaiola e il freezer, la Font' Ròssa e la lavatrice,
la cartolina postale e internet, il pallottoliere e la calcolatrice,
i soldatini di piombo e la play station, il pennino spuntato e il computer.
In un certo senso, certi nonni sono allo stesso tempo nipoti, certi
antenati sono anche posteri. Considerando gli straordinari cambiamenti,
le innovazioni rivoluzionarie, gli strabilianti progressi verificatisi
nel corso della vita di una persona, è come se alcuni di noi fossero
discendenti di loro stessi. Cambiamenti, innovazioni, progressi: questo
è soltanto un aspetto di quanto è accaduto negli ultimi 40 anni. L'altro
aspetto è costituito dalle innumerevoli cose di cui l'uomo ha smesso
di servirsi, dalle innumerevoli cose che sono state abbandonate, gettate
via o soltanto rimaste indietro e perse strada facendo.
Non si era mai vista tanta roba sparire tutta insieme. Anche roba "fresca",
inventata da poco, ma subito superata da altra roba, come accadde per
esempio alla tivù in bianco e nero, surclassata da quella a colori magari
con lo schermo piatto e naturalmente col telecomando o come capitò all'impianto
per lo stereo 8 nelle auto, sostituito ai giorni d'oggi da una vera
e propria "discoteca ambulante" fatta di 7000 luci e 2000 casse.
Sono cambiati gli oggetti, gli strumenti, i cibi, le medicine, gli abiti,
i giochi, i passatempi. Via via col passare delle stagioni e degli anni
ci siamo trovati a vivere in un mondo e in un paese diverso. Né peggiore,
né migliore. Diverso.
E attraverso le foto, se ci voltiamo indietro a guardare il lontano
passato, a tentare di ricordare come eravamo, può venire fuori un po'
di tutto, alla rinfusa; ma ciò che più salta agli occhi è appunto la
diversa dimensione della vita quotidiana, spicciola. Più modesta, più
sobria, patriarcale. Conseguenza di un volto paesano più domestico e
casalingo. Perché una volta le pubbliche piazze e le pubbliche vie e
vicoli sembravano privati, quasi fossero il naturale prolungamento delle
sale, delle camere, delle cucine, delle dispense, dei corridoi, delle
scale: la gente vi si muoveva a proprio agio, con senso di proprietà.
E questo modo di vivere il paese come se fosse la propria casa, contagiava
tutti gli ambienti, conferendo domesticità al negozio, alla banca, alla
scuola, perfino al Municipio.
Domesticità che poi è scomparsa: in certi posti del paese dopo qualche
scossone, in altri con più lenta metamorfosi, ma ovunque senza che la
gente se ne rendesse conto, cosicché coloro che un tempo vivevano in
un quartiere quasi come condòmini, si sono poi accorti che in realtà
erano ormai estranei gli uni dagli altri.
Fa una certa tenerezza ripercorrere per esempio in queste sere di fine
estate i vicoli del vecchio quartiere Sant'Angelo e scoprire che lì
dove fino a 30 anni fa c'era un concentrato di persone che abitava tutte
le case del centro storico, ora è quasi deserto. Quel paese che al tempo
della nostra infanzia e della nostra adolescenza era straordinariamente
tranquillo e silenzioso, ora è cambiato. Si è arricchito di case, spesso
a più piani ed ha esteso la dominanza sulla campagna e sulla montagna,
svuotando quei vicoli e quelle strade sede dei nostri giochi fanciulleschi.
Il rimpianto è solo per la splendida infanzia ed adolescenza. I ricordi
sono rimasti impressi nella memoria come periodi di vivacità, spensieratezza
e felicità. Se ci si volta indietro a guardare il passato è perché a
volte capita che per un moto di nostalgia si provi il desiderio di rievocare
le nostre origini, di ritrovare le nostre radici e quindi chi siamo
stati e da dove veniamo. È una rievocazione difficile, perché concernente
tempi divenuti lontanissimi. È quasi un'operazione archeologica, è quasi
una campagna di scavi.
Si tratta di riportare alla luce taluni aspetti della vita che abbiamo
vissuto quando eravamo i nostri antenati. Una vita certamente più povera
di quella di oggi, come testimoniano i dati sociali ed economici. Ma
sicuramente, man mano che passano gli anni, cresce il dubbio che a volte
fosse più ricca.
Inserita in questo contesto, una raccolta di foto non vuol essere naturalmente
un semplice amarcord nostalgico. Anche perché il nostalgismo è assurdo
e improponibile e comunque ricostruisce mentalmente solo il lato buono
di un'esperienza passata. Va però recuperato e riproposto nel rispetto
delle autonomie e delle libertà, il senso della vita di quegli anni,
espressione di solidarietà stimolante, sede di intesa più che di competitività,
esaltazione di creatività e di socializzazione in vista di una società
comunitaria, semmai un giorno sarà possibile finalmente fondarla in
questo nostro amato-odiato paese.
La speranza di
tutti coloro che quest'estate mi chiedevano se si fosse rifatta la mostra
fotografica, è andata delusa. Un po' perché ne è mancato il tempo materiale,
un po' perché manca proprio un locale adatto ad ospitare una mostra
ben allestita. Ma io dico di non disperare: nel frattempo sono state
raccolte numerose altre fotografie e anche vecchi filmati amatoriali
(processioni degli anni 70 e feste di paese). Frosolone e i frosolonesi
sono una fucina inesauribile di vecchie foto e ogni volta ne scopro
sempre di più belle e suggestive. Sarebbe bello riuscire a catalogare
tutte quelle foto e immagini che riempivano e caratterizzavano il nostro
paese 50, 60 e 70 anni fa. Il paese costruito dai nostri avi, dalla
nostra gente e che abbiamo visto evolvere e involvere nello stesso tempo.
Voi dovete metterci la vostra disponibilità a fornirci il materiale,
noi ci metteremo la nostra volontà e il nostro tempo e chissà se sotto
Natale non si possa riuscire a confezionare una mostra in cui potersi
ritrovare e rivedere da piccoli, magari con i pantaloncini corti invitati
a qualche matrimonio.
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