La foto: scrigno della memoria
di Silvio Prezioso

Più che vivere, corriamo. Da che siamo nati, ci siamo messi a correre e non ci siamo più fermati. Nessun'altra generazione ha mai visto tanti cambiamenti radicali del paese come la nostra - tanti eventi e tanti progressi concentrati in così breve tempo - nessun'altra generazione ha mai visto rotolare la storia paesana così in fretta, nessun'altra generazione ha mai corso così veloce e si è allontanata così tanto dal proprio punto di partenza.
E quando ci si volta indietro si stenta a intravederlo, ritrovarlo, riconoscerlo. Per fortuna ci sono le fotografie a testimoniare questi mutamenti e a far ripercorrere e fissare nella memoria le immagini di ricordi che ognuno di noi porta caramente nel proprio cuore.
Le fotografie sono immagini che parlano e narrano di gente di Frosolone, la maggior parte nata negli anni a cavallo della guerra e che quando si rivede in una foto del passato, viene colta spesso da un legittimo dubbio: sta vedendo un fatto che fa parte dei suoi ricordi personali, un fatto che ha realmente vissuto o piuttosto sta vedendo qualcosa che ha già visto in un film o visto impresso su qualche pagina di libro? Il fatto è che la generazione di frosolonesi che ha 50, 60 anni e oltre, è come se ne avesse 100, per quante cose sono successe nel corso della sua vita: non solo conflitti, esodi, cadute di dittature (ricordate la scritta Franco boia sui muri del ginnasio, era il 1975), regimi (tutte le scritte fasciste che fino a 30-40 anni fa tappezzavano i muri delle nostre case), ma anche progressi tecnologici, strabilianti invenzioni, sconvolgimenti ecologici, cambiamenti di vita, di abitudini, di morale, di costume.
In un certo senso alcuni dei 50-60enni, essendo stati testimoni di un incredibile concentrato di eventi soprattutto negli ultimi 40 anni, sono molto più vecchi di quanto non lo fossero i nonni alla loro età. È un fenomeno dovuto all'accelerazione storica che peraltro non è stata accompagnata da un'adeguata accelerazione fisiologica; cosicché ci vien fatto di dubitare che tanta intensità e concentrato di eventi possa stare tutta dentro una sola vita e succede che alcuni fatti sembrano più lontani di quanto non lo siano stati nella realtà, se non addirittura estranei (la tradizione della mietitura del grano a mano e della conseguente "tresc
a" sull'aia della selva è roba di 25-30 anni fa, ma sembra appartenere a una storia lontanissima, come se fosse dei tempi degli antichi sanniti).
La generazione che rivive nelle vecchie fotografie è davvero speciale, diversa da tutte le altre, perché solo alla sua gente capita di volare in jet dopo aver viaggiato da giovani magari su un carretto trainato da un cavallo o da un asino.
È una generazione speciale che può testimoniare il vecchio e insieme il nuovo, il quasi futuro, l'antiquariato e il modernariato del vivere: i geloni e il by pass, le pulci e la saponetta Camay, la lanterna magica e la tivù, la moscaiola e il freezer, la Font' Ròssa e la lavatrice, la cartolina postale e internet, il pallottoliere e la calcolatrice, i soldatini di piombo e la play station, il pennino spuntato e il computer.
In un certo senso, certi nonni sono allo stesso tempo nipoti, certi antenati sono anche posteri. Considerando gli straordinari cambiamenti, le innovazioni rivoluzionarie, gli strabilianti progressi verificatisi nel corso della vita di una persona, è come se alcuni di noi fossero discendenti di loro stessi. Cambiamenti, innovazioni, progressi: questo è soltanto un aspetto di quanto è accaduto negli ultimi 40 anni. L'altro aspetto è costituito dalle innumerevoli cose di cui l'uomo ha smesso di servirsi, dalle innumerevoli cose che sono state abbandonate, gettate via o soltanto rimaste indietro e perse strada facendo.
Non si era mai vista tanta roba sparire tutta insieme. Anche roba "fresca", inventata da poco, ma subito superata da altra roba, come accadde per esempio alla tivù in bianco e nero, surclassata da quella a colori magari con lo schermo piatto e naturalmente col telecomando o come capitò all'impianto per lo stereo 8 nelle auto, sostituito ai giorni d'oggi da una vera e propria "discoteca ambulante" fatta di 7000 luci e 2000 casse.
Sono cambiati gli oggetti, gli strumenti, i cibi, le medicine, gli abiti, i giochi, i passatempi. Via via col passare delle stagioni e degli anni ci siamo trovati a vivere in un mondo e in un paese diverso. Né peggiore, né migliore. Diverso.
E attraverso le foto, se ci voltiamo indietro a guardare il lontano passato, a tentare di ricordare come eravamo, può venire fuori un po' di tutto, alla rinfusa; ma ciò che più salta agli occhi è appunto la diversa dimensione della vita quotidiana, spicciola. Più modesta, più sobria, patriarcale. Conseguenza di un volto paesano più domestico e casalingo. Perché una volta le pubbliche piazze e le pubbliche vie e vicoli sembravano privati, quasi fossero il naturale prolungamento delle sale, delle camere, delle cucine, delle dispense, dei corridoi, delle scale: la gente vi si muoveva a proprio agio, con senso di proprietà. E questo modo di vivere il paese come se fosse la propria casa, contagiava tutti gli ambienti, conferendo domesticità al negozio, alla banca, alla scuola, perfino al Municipio.
Domesticità che poi è scomparsa: in certi posti del paese dopo qualche scossone, in altri con più lenta metamorfosi, ma ovunque senza che la gente se ne rendesse conto, cosicché coloro che un tempo vivevano in un quartiere quasi come condòmini, si sono poi accorti che in realtà erano ormai estranei gli uni dagli altri.
Fa una certa tenerezza ripercorrere per esempio in queste sere di fine estate i vicoli del vecchio quartiere Sant'Angelo e scoprire che lì dove fino a 30 anni fa c'era un concentrato di persone che abitava tutte le case del centro storico, ora è quasi deserto. Quel paese che al tempo della nostra infanzia e della nostra adolescenza era straordinariamente tranquillo e silenzioso, ora è cambiato. Si è arricchito di case, spesso a più piani ed ha esteso la dominanza sulla campagna e sulla montagna, svuotando quei vicoli e quelle strade sede dei nostri giochi fanciulleschi.
Il rimpianto è solo per la splendida infanzia ed adolescenza. I ricordi sono rimasti impressi nella memoria come periodi di vivacità, spensieratezza e felicità. Se ci si volta indietro a guardare il passato è perché a volte capita che per un moto di nostalgia si provi il desiderio di rievocare le nostre origini, di ritrovare le nostre radici e quindi chi siamo stati e da dove veniamo. È una rievocazione difficile, perché concernente tempi divenuti lontanissimi. È quasi un'operazione archeologica, è quasi una campagna di scavi.
Si tratta di riportare alla luce taluni aspetti della vita che abbiamo vissuto quando eravamo i nostri antenati. Una vita certamente più povera di quella di oggi, come testimoniano i dati sociali ed economici. Ma sicuramente, man mano che passano gli anni, cresce il dubbio che a volte fosse più ricca.
Inserita in questo contesto, una raccolta di foto non vuol essere naturalmente un semplice amarcord nostalgico. Anche perché il nostalgismo è assurdo e improponibile e comunque ricostruisce mentalmente solo il lato buono di un'esperienza passata. Va però recuperato e riproposto nel rispetto delle autonomie e delle libertà, il senso della vita di quegli anni, espressione di solidarietà stimolante, sede di intesa più che di competitività, esaltazione di creatività e di socializzazione in vista di una società comunitaria, semmai un giorno sarà possibile finalmente fondarla in questo nostro amato-odiato paese.

La speranza di tutti coloro che quest'estate mi chiedevano se si fosse rifatta la mostra fotografica, è andata delusa. Un po' perché ne è mancato il tempo materiale, un po' perché manca proprio un locale adatto ad ospitare una mostra ben allestita. Ma io dico di non disperare: nel frattempo sono state raccolte numerose altre fotografie e anche vecchi filmati amatoriali (processioni degli anni 70 e feste di paese). Frosolone e i frosolonesi sono una fucina inesauribile di vecchie foto e ogni volta ne scopro sempre di più belle e suggestive. Sarebbe bello riuscire a catalogare tutte quelle foto e immagini che riempivano e caratterizzavano il nostro paese 50, 60 e 70 anni fa. Il paese costruito dai nostri avi, dalla nostra gente e che abbiamo visto evolvere e involvere nello stesso tempo. Voi dovete metterci la vostra disponibilità a fornirci il materiale, noi ci metteremo la nostra volontà e il nostro tempo e chissà se sotto Natale non si possa riuscire a confezionare una mostra in cui potersi ritrovare e rivedere da piccoli, magari con i pantaloncini corti invitati a qualche matrimonio.

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