L' mal leng
di Charlie

Le critiche della gente, riguardo al comportamento delle persone, sono un fenomeno sociale, di sicuro positive, e contribuiscono a rendere civile e vivibile la nostra società e fanno da freno a chi altrimenti non avrebbe rispetto di niente e nessuno.
Ma quando le stesse diventano oggetto di giudizio, magari senza fondamento, si trasformano in mal leng (lingue biforcute).
Ascoltando un vecchio brano di Fabrizio De Andrè che diceva: "La gente dà buoni consigli, quando non può più dare cattivo esempio", mi sono ispirato e ho voluto dare un piccolo contributo a questo giornale, esempio di laboriosità e generosità di alcuni ragazzi per i propri paesani.
Penso sia capitato a tutti di ascoltare, magari non volendo, qualche mala lenga su qualcuno. Ebbene sì, l'ascolto è affascinante, pieno di curiosità specie se il pettegolezzo viene fatto su qualcuno poco simpatico.
L mal leng fanno parte della nostra cultura, ci sono sempre state ma, come tutte le "arti", si sono evolute nel tempo; una volta si facevano alla font ross' (lavatoio), a lu barbier (parrucchiere) e a la cantin (osteria). Oggi per il taglia e cuci (pettegolezzo) ci sono dei veri e propri "ritrovi": nei bar, alla villa comunale, nelle case private e in alcuni negozi.
Si inizia così:
- "Le sià l'u'tma?”
- “Chella p….. d …… s'è lassata c quill!"
- “Ma verament? Chella è iuta pur c quill alcolizzat d …”.
- “Pov'r a nu! Chema v'dè!”

I quattro punti cruciali sui pettegolezzi sono: le corna, i vizi, il modo di essere e l'operato delle "vittime". Per non parlare delle vere e proprie gerarchie e classi di appartenenza dei "taglia e cuci". Ad esempio, se una storia la spara Tizio deve essere vera di sicuro perché costui lo fa per hobby, nel "settore" è uno che conta.
Di questa piramide non sono pericolosi quelli che stanno ai vertici ma bensì gli ultimi, le reclute, perché sono loro che sparano a zero. Frase predominante è: "Quand na cosa s' dic…" (se non è zuppa è pan bagnato).
Fenomeno importante da attribuire alle mal leng è la loro veloce lievitazione guidata da un istinto immane di contribuire ad ingrandirle e bastano pochi passaggi per ingigantirle. Per quanto riguarda i pettegolezzi sui vizi delle persone ci sarebbe da scrivere una vera e propria soap opera, per ovvi motivi mi soffermo solo su alcune frasi più ricorrenti:
- "Quill è nu sfati'at, sta sempr 'mbriac"
- “Chella alla cas n' mov 'na seggia, basta ca fuma"
- “Quill chell ch' pigl' z' l' fruscia a l mac'nett
(videopoker)"

In ultima analisi c'è il pettegolezzo sull'operato delle persone, ad esempio:
- "Ma quill com fa a campà? S'è accattat la cas a lu mar, fa sul moss, può n paga a nisciun, vò frij c l'acqua" (vuole fare lo snob ma non ha le possibilità).

Nella mia modesta veste di opinionista voglio dare un consiglio a chi si riconosce nelle vesti di Tizio. Prima di indossare la toga e giudicare un corridore dovresti almeno saper camminare.
Un consiglio voglio darlo anche a chi si sente "tagliato": è quello di seguire sempre con giudizio il proprio istinto. "Chi non fa niente, non sbaglia mai". Se qualcuno parla di voi, vi considera, di dà importanza, non mollate.

Diceva Ciann' (mio padre):
"La chiacchiera iè art leggia e la tabacchera d legn, lu banc d Napul n' s la 'mpegna" (le chiacchiere sono come il porta sigarette di legno, al banco dei pegni non hanno alcun valore).

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